Dopo mesi di pressioni e di stallo politico, i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo politico per dare il via libera a nuove sanzioni contro coloni israeliani responsabili di violenze ai danni della popolazione palestinese in Cisgiordania. A confermare l’intesa è stata l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, in un messaggio sui social media al termine del Consiglio Affari esteri a Bruxelles. I ministri hanno inoltre concordato nuove misure restrittive nei confronti di figure di spicco di Hamas. Secondo Reuters, il pacchetto dovrebbe colpire tre coloni e quattro organizzazioni legate al movimento dei coloni, i cui nomi non sono stati ancora resi pubblici.

“I ministri degli Esteri dell’UE hanno appena dato il via libera a sanzioni contro i coloni israeliani per le violenze contro i palestinesi. Hanno inoltre concordato nuove sanzioni contro figure di spicco di Hamas”, ha affermato Kallas. “Era ora di passare dallo stallo ai risultati concreti. L’estremismo e la violenza hanno delle conseguenze”, ha aggiunto.

La decisione è arrivata poco dopo l’insediamento del nuovo primo ministro ungherese, Péter Magyar. Il suo predecessore, Viktor Orbán, aveva più volte utilizzato il diritto di veto per bloccare misure restrittive europee contro coloni israeliani violenti, impedendo all’UE di procedere nonostante il sostegno di una larga maggioranza degli Stati membri. L’accordo dell’11 maggio segnala quindi non solo un cambio di passo sul dossier israelo-palestinese, ma anche l’effetto immediato del mutamento politico a Budapest sulla politica estera dell’Unione, che in materia di sanzioni richiede l’unanimità.

In precedenza, parlando ai giornalisti al suo arrivo al Consiglio Affari esteri, Kallas aveva espresso fiducia sul raggiungimento di un accordo, pur sottolineando la difficoltà di far avanzare proposte più ambiziose, alcune delle quali richiedono l’unanimità, altre una maggioranza qualificata. Tra queste rientrano le iniziative sostenute in particolare dalla Spagna, che ha chiesto di procedere a una votazione su misure più incisive nei confronti di Israele, compreso il divieto di importazione dei prodotti provenienti dagli insediamenti nei territori occupati, sanzioni contro i coloni violenti e misure contro l’espansione illegale degli insediamenti in Cisgiordania. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha insistito sulla necessità di superare la fase delle dichiarazioni politiche e verificare concretamente quanti Stati membri siano pronti a sostenere nuove misure.

L’intesa raggiunta dai Ventisette resta tuttavia limitata rispetto alle richieste dei Paesi più critici verso il governo israeliano. Secondo quanto riporta AP, i ministri non hanno trovato un accordo su misure economiche più forti, come il divieto di commercializzazione dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania o la sospensione di parti dell’accordo commerciale tra UE e Israele. Il prossimo Consiglio Affari esteri dedicato al commercio, previsto più avanti nel mese di maggio, potrebbe riaprire il dossier, ma al momento il compromesso europeo si ferma a sanzioni mirate contro individui e organizzazioni.

La Francia ha rivendicato il risultato come un passo necessario. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha scritto che l’Unione europea sta sanzionando “le principali organizzazioni israeliane colpevoli di sostenere la colonizzazione estremista e violenta della Cisgiordania, così come i loro leader”, aggiungendo che “questi atti gravissimi e intollerabili devono cessare senza indugio”. Barrot ha collegato il pacchetto anche alle sanzioni contro Hamas, definito un movimento terroristico che deve essere disarmato ed escluso da ogni partecipazione al futuro della Palestina.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha condannato la decisione, accusando l’UE di aver scelto “in modo arbitrario e politico” di imporre sanzioni a cittadini ed entità israeliane “a causa delle loro opinioni politiche e senza alcun fondamento”. Sa’ar ha inoltre respinto l’accostamento tra cittadini israeliani e Hamas: “Altrettanto oltraggioso è l’inaccettabile paragone che l’Unione europea ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas. Si tratta di un’equivalenza morale completamente distorta”.

Il dossier si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione internazionale per l’aumento delle violenze in Cisgiordania. Secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, riferisce che dall’inizio dell’anno almeno 40 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, inclusi 11 da coloni, un numero già superiore a quello registrato nell’intero 2025. Per diversi governi europei, in particolare Spagna, Irlanda, Francia e Paesi Bassi, le sanzioni individuali rappresentano solo un primo passo, mentre resta aperta la questione di una risposta più ampia dell’UE alle politiche israeliane nei territori occupati.

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